La bellezza salverà il mondo?

La bellezza, vana, superflua, inutile e, come l’arte, altrettanto necessaria.
"Tutta l'arte contemporanea, (da Picasso a Bacon, da Schönberg a Cage, da Beckett a Jonesco) [......] produce opere d'arte in cui dominano, potremmo dire, lo stridore dei colori, la deformazione delle figure, le dissonanze, le frasi assurde [.....] il brutto è diventato nell'arte contemporanea la vera bellezza?"
Così si interroga Silvia Calandrelli, esperta di comunicazione multimediale (Scienze della Comunicazione, Università La Sapienza), affrontando una domanda basilare per la comprensione di tutte le manifestazioni creative della modernità, specie se visive: è un quesito al quale non è facile rispondere in modo certo ed univoco perché il concetto del bello (e del brutto) ha subìto e subisce continue trasformazioni col passare del tempo, secondo un excursus storico-critico che parte dalla concezione platonica e classica di bellezza basata sulla proporzione e armonia fino a giungere, oggi, a quella predominante dissonanza formale che caratterizza su larga scala "prodotti che dovrebbero essere auspicabilmente ben forniti di pregnanza estetica." (Ferruccio Giromini)...
Per continuare la lettura, basterà visitare le pagine della Guida di "Arte Moderna"
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